Lettera d’amore perduta 14
Mia diletta,
E’ privamera, amore, ed io non ti ho ancora rivisto. Tutto germoglia intorno e nasce a nuova vita dopo la tristezza dell’inverno. E’ primavera come allora.
Ricordi amore? A me sembra tutto molto lontano nel tempo. Vi sara’ ancora una primavera per me e per il mio povero cuore?
E’ da tanto che non mi scrivi piu’, a volte mi assale il presagio che la mia meravigliosa avventura sia finita o stia per finire. Il mio scrivere senza speranza e’ come il battere ad una porta chiusa, dietro la quale si sa che vie e’ una persona che ascolta ma che non vuole rispondere e che non rispondera’ piu’.
Dimmi che non e’ vero. Dimmi che la mia e’ solo paura. Forse e’ solo il mio cuore che non avverte la primavera ed e’ ancora avvolto nel gelo triste dell’inverno.
Amor mio,
Non ringrazierò mai abbastanza il destino di avermi fatto incontrare te, di averti tenuta per me sul mio cammino. Sei apparsa come una meravigliosa visione, come la fata dei nostri racconti dell’infanzia: l’immagine che diviene una realtà bramata e che viviamo poi nel continuo terrore di vederla svanire da quel nulla da cui è apparsa.
Sei come il suono di un’arpa, sei come lo stormire del vento tra gli arbusti, sei un tramonto infuocato, sei una pallida e diafana aurora, sei il vento che soffia impetuoso, sei il suono delle campane distanti che ci fanno tornare negli occhi immagini dimenticate. Sei il sole, le stelle, l’aria che respiro. Sei tutto e nulla per me, e sei inafferrabile come il cielo stellato. Quando i fiumi non scorreranno più, quando il sole non sorgerà più e la terra sarà un implacabile deserto infuocato e gelido io, ancora, in qualche punto dell’universo griderò la tua bellezza con la stessa forza di adesso; perché l’amore che sento oggi nel cuore non puo’ perire con me e non perirà.
Mia diletta,
Ieri, oggi, domani, per sempre ti amerò. Né voglio sottrarmi a questa malia. E se anche lo potessi e lo volessi io, lo vorresti tu? Vorresti impedirmi di correre da te, di affondare il mio capo sul tuo grembo, di intrecciare le mie mani con le tue?
Pensa, stare con le mani unite nella notte silenziosa mentre le stelle parlano con le altre stelle, ed il mio cuore ripete con il tuo le parole solite delle anime che si amano. Ma non per questo meno belle e meno nuove.
Sei bella, infinitamente bella, sei una deliziosa amante, e quando ti vedo sbiancare in volto e ti sento abbandonare la tua mano nella mia, allora tutto il cielo, le stelle, la natura intona per me un canto meraviglioso come non ve ne è di uguali in tutto il mondo. Io e te!
Come vorrei vivere ed invecchiare cosi, con la testa appoggiata sulle tue dolcissime mani congiunte.
Mia cara,
Ti ringrazio della tua lettera, e’ sempre qualcosa per me ricevere tue notizie, sebbene questa ultima tua sia piena di amarezza e, in molti punti ingiusta nei miei riguardi.
Sembra che tu voglia rimproverarmi di volerti troppo bene e, se questo ti preoccupa e puo’ arrecarti dispiacere, allora debbo confessare che il rimprovero e’ pienamente meritato.
Ma come posso controllare i moti del mio animo e del mio cuore? Come si fa a controllare un fuoco quando divampa irruente? Tu, che come sembra sei maestra in tale arte, devi avere la pazienza di insegnarmela.
Lascia, ti prego, amore, che io ti voglia bene come posso e come so. L’amore e’ un’arte semplice, primitiva, naturale, e soprattutto totale. Perciò amore mio ti amo, ti amo, ti amo.
Amore,
E’ una settimana che piove una monotonia triste ed oscura piena di malinconia. Miriadi di gocce scorrono sui vetri delle finestre, brillano per un attimo e subito svaniscono, rimpiazzate instancabilmente da altre. Io sto a guardarle affascinato per lunghi tratti. Mi sembra che tutto il pianto ed il dolore del mondo stia lì condensato, dinanzi ai miei occhi. E’ un mese che tu non mi scrivi, ed io sto precipitando in un baratro di paura e di angoscia.
Sovente ho sofferto di tali periodi di psicosi e di smarrimento. Ricordo da bambino, quando ero travolto da tali periodi di pena sconfinata, solo nel mio lettino. Allora bastava che la mamma entrasse nella mia stanzetta e, consapevole, sfiorasse con le sue dita il mio volto perche tutta la mia pena svanisse.
Ora sarebbe sufficiente che ti mi apparissi dinanzi per far dileguare ogni mio dubbio; come un angelo disceso dal cielo solo per me.
Ma gli angeli sono rari e non compaiono per due volte di seguito nella vita di un uomo. E forse tu degli angeli possiedi solamente la bellezza radiosa.
Se anche la parola “ti amo” che mi hai ripetuto mille volte e’ stata un luogo comune per te, priva di ogni significato, allora ti pregherò come un amico, un malato, un essere umano che ha estremo bisogno di aiuto.
Aiutami! Tu puoi e devi farlo! Cosa sarebbe della tua vita se salvando la tua famiglia e te stessa dovessi perdere me? Ti prego amore, aiutami!
Amore mio,
Per la seconda volta ho forzato il destino. Ho rubato ancora attimi felici alla vita. Ora per un poco sarò pago, come è pago un mendicante sazio. Poiché anche io sono un mendicante: un mendicante di amore. Ma quanti sforzi ho dovuto compiere per far sì che tu cedessi ancora una volta, una volta sola?
Avrò sempre questa forza sovrumana per vincere i tuoi scrupoli, i tuoi pentimenti, improvvisi e violenti come i temporali di estate?
Ti ho visto piangere, ed è stato terribile, credi. Ancor oggi ne ho rimorso e pena. Vedere i tuoi begli occhi velati di lacrime e nondimeno bellissimi!
Ma dimmi anima mia, dove ci porterà tutto questo?
Amore mio,
Ora le mie notti sono terribili, la solitudine mi opprime e mi soffoca, il buio mi spaventa.
Tornerò da te. Ti prego amore, non cercare di impedirmelo. Basteranno pochi giorni, pochissimi.
Ne dovrai preoccuparti della maniera con cui ci vedremo. Ti seguirò. Come un’ombra, attento, cauto, astuto come una volpe. Voglio tenerti ancora tra le mie braccia e sentire di nuovo il sapore della tua bocca morbida, dolcissima. Ti prego amore, non tentare di impedirmelo: sarebbe più facile per te, con le tue fragili braccia, tentare di arginare un fiume impetuoso.
A presto. A presto!
Amore,
C’è già nell’aria un’atmosfera natalizia che commuove. Qui cade la neve! Pensa poter correre io e te, tornati bambini, sulla neve bianchissima. E tu con le gote arrossate ed i capelli al vento!
Ho ricevuto i tuoi doni. Ho stretto al cuore il tuo disco che non posso udire perche qui non ho un fonografo. Ma che importa? Conosco questa musica di Ciaikovski perfettamente, nota per nota, come conosco il tuo viso perfetto e le tue gentili sembianze.
Sono felice! E’ bastato che tu ti ricordassi di me per rendermi folle di gioia. Affamato di amore mi bastano quelle briciole che mi vai elargendo. Ho messo anche la tua sciarpa e sono uscito orgoglioso con quel tuo abbraccio di lana morbida intorno al collo.
Mia Diletta,
Devi riconoscere che il mio comportamento è ragionevole. Rinuncio a venire da te, a sentirti mia, a rubare attimi felici alla vita.
Anche nello scrivere sono moderato; mai nelle mie lettere menziono il tuo nome, accenno alla tua vita e alle nostre comuni conoscenze. Sarebbero indizi che potrebbero svelare il nostro segreto alla curiosità pigra e malevole di quel mondo scadente in cui tu vivi ed al quale annetti tanta importanza.
Potrebbero le mie lettere essere le lettere di tutti e di chiunque, di ciascun uomo innamorato ed infelice.
Lettere anonime di un’umanità che paga a caro prezzo il privilegio di amare ed essere amata.
Ognuno ha il destino che si sceglie consapevole, ma il mio a volte mi atterrisce.
Tu non puoi aiutarmi che amandomi. E sono esigente in ciò, amore, pretendo da te un amore sconfinato. Come il mio.
Diletta mia,
La tua ultima lettera mi ha veramente sorpreso, rivela di te una qualità insospettabile: la gelosia.
Veramente mi pare una gelosia invero modesta e moderata, infatti, mi domandi, forse solo incuriosita, se ho delle avventure con altre donne.
Ma che cosa è questa tua blanda gelosia di fronte a quella furiosa che divora me? Tu vivi con un altro uomo e gli appartieni di diritto, e questo mi rende la vita intollerabile. Quante parole, quanti sguardi, quali carezze riservi per lui?
Se ho delle avventure? A volte, anzi più volte la settimana incontro sul tram una piccola ragazza dall’aspetto dimesso. Ha uno sguardo triste e l’aspetto dolce.
Io avverto con la mia sensibilità di uomo che soffre, che anche ella è infelice, e lo sguardo che ci scambiamo è come un brivido, un presagio di una cosa che avrebbe potuto essere e che non sarà mai.
Due strade diverse che si sfiorano. Non temere: è meno bella di te. Quello sguardo è solo un episodio, e solo la tua curiosità gelosa me lo fa tornare in mente.
Ora sono solo uno straniero che vive di rimpianti e di nostalgia in una città sconosciuta.
Mia cara,
Vedo che ti meravigli un poco nel sentirmi cosi innamorato dei tuoi capelli, ma per me e’ semplice e naturale poiché essi fanno parte di te. Anzi sono te stessa.
Sempre la tua persona ha avuto per me un fascino particolare. Ricordo un giorno, agli inizi della nostra amicizia, di averti seguito a lungo a tua insaputa senza farmi riconoscere da te.
Andavi con la tua fantastica maniera di camminare: una spalla più bassa dell’altra, le mani nelle tasche del cappotto, la borsa a tracolla, ed infine la tua deliziosa testa reclinata da un lato come fai sempre quando stai pensando.
Adesso il mio amore per te cresce a dismisura, forse si nutre di solitudine, di angoscia e di disperazione. Che mi e’ rimasto di te ora? Mi sento cosi lontano! Ma forse abbiamo in comune questa incredibile, scintillante, fredda catena di stelle fulgide. Certo, la abbiamo in comune, sempre però che tu abbia il tempo ed il desiderio di fissarla.
Amata mia.
Il mio smarrimento aumenta continuamente, come aumenta parimenti il desiderio di averti.
Tutto e’ iniziato come un gioco, una deliziosa schermaglia di sguardi, parole ed allusioni. Poi come nell’insorgere di una malattia, tutto si e’ trasformato, tutto e’ divenuto diverso, ed il tormento e’ ora intenso, quasi insostenibile. Non riesco più a vivere, lavorare, scrivere. Tutto mi e’ divenuto indifferente.
Vedo soltanto la tua immagine: i tuoi capelli color rame che a volte porti sparsi, a volte legati in un’unica treccia, a volte raccolti sul capo.
E’ un pulviscolo dorato, in cui mi e’ caro affondare le mani come nella sabbia dorata e soffice.
E le tue lunghe ciglia che sovente scendono a velare la luce dei tuoi occhi! Se dovrai un giorno dirmi delle cose spiacevoli, abbassa le tue ciglia, altrimenti i tuoi occhi tradirebbero il tuo cuore.
Mia Diletta,
Ora ho ancora il mio ricordo da custodire e rivivere e, sebbene a volte mi assalga una cupa disperazione, esso rappresenta per me finalmente una realtà, un conforto incessante.
Come potrei dimenticare? Siamo seduti accanto, io e te, in un tranquillo meriggio de estate. Tu parli fitto fitto, giocherellando con il piede sui ciottoli. Di tanto in tanto sollevi lo sguardo verso di me, guardandomi intenta da sotto la tesa del cappellino.
Io taccio, poi anche il tuo parlare si spegne; rimaniamo intenti, silenziosi, soli al mondo.
Che bisogno vi era di parlare?
Gentile amica,
Il mondo della fantasia e’ un incantevole, prezioso conforto ideale per chi vuol rivivere attimi deliziosi troppo presto passati.
Ma a me non basta.
Sola ora ho imparato ad amarti e purtroppo non ho attimi da ricordare.
Voglio vederti. Tu mi parli di legami, di diritti che altri vantano su di te, ma in nome di Dio, quale legge unama puo’ impedirmi di amarti?
Verrò da te, ti prenderò semplicemente tra le braccia, e scostando dal tuo volto gli eterni capelli ribelli, ti bacerò sulla bocca.
La tua bocca.


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